Buon Natale Precario

 
Ragazzi, per favore, inviatemi qualche lettera positiva.
Ogni mattina dopo aver letto le vostre testimonianze ho un leggero orientamento verso il suicidio.
Per questo oggi ho deciso di cambiare, di pubblicare la mail di Francesco.
Un ragazzo fortunato di 30 anni, che fa l’insegnante, ha uno stipendio di 1.172 euro per ben nove mesi all’anno ed è pagato dallo Stato con qualche mese di piccolo ritardo.
E’ un bamboccione viziato dalla mamma.
Beato lui che se lo può permettere.
Il precario sta diventando la normalità, è un’epidemia, tra poco la maggioranza degli italiani sarà precaria.
I pochi assunti a tempo indeterminato saranno visti come dei profittatori, dei raccomandati, degli sfruttatori del popolo.

Scaricate il libro "Schiavi Moderni", è la lettura ideale per passare un Buon Natale Precario.

 

Beppe Grillo

Caro Beppe,
mi chiamo Francesco, ho 30 anni, sono professore di lettere nei licei.

Sono laureato in Lettere Classiche, mi sono abilitato all’insegnamento delle materie letterarie e del latino appena terminata l’università, da tre anni docente a tutti gli effetti.
Negli anni della Specializzazione (la famigerata SSIS), ci era stato preventivato un periodo di precariato, o di "gavetta" come viene chiamato dai colleghi: anni difficili, di supplenze, di ore rubate qua e là, di stipendi scostanti e di didattiche incerte.
Da giugno non vedo l’ombra di un quattrino: dopo aver terminato le lezioni del passato anno scolastico, mi sono dovuto arrangiare durante l’estate, sperando in nuove chiamate a settembre.
All’apertura del nuovo anno scolastico, il Ministro Fioroni è sembrato venirci incontro stabilendo che per le supplenze di lungo corso, quelle annuali fosse il Ministero del Tesoro ad erogare gli stipendi, e non le casse dei licei.
Questo per assicurare che tutti i docenti ricevessero il loro compenso con regolarità, e non dopo cinque o sei mesi.Dovrei essere uno dei beneficiari della nuova direttiva, “dovrei”: insegno in un liceo con un contratto annuale, ho più di cento studenti, percorro ogni giorno 80 km per recarmi al lavoro, per non parlare delle riunioni, colloqui e consigli di classe, straordinari, gite e sportelli didattici.
E di stipendio ancora non se ne parla. A fine novembre ho ricevuto quello di ottobre: 1.172 euro.
Poi più nulla.
Ci sono giovani colleghi non pagati da settembre.La mia fortuna è di essere un perfetto “bamboccione”: vivo ancora in casa con mia madre, che per lo meno mi anticipa i soldi per la benzina, in attesa di ricevere il dovuto.
Fa parte della cultura popolare ritenere che gli insegnanti non lavorino a sufficienza,che siano dei fannulloni: diciotto ore settimanali sono un lusso.
Ho più di cento studenti: credete che bastino diciotto ore per gestire, organizzare e preparare il lavoro in classe?
A casa le ore raddoppiano: pile di compiti da correggere, lezioni da preparare, prove di verifica.
Ci assumono a settembre e ci licenziano a metà di giugno, un totale di nove mensilità.
Non possiamo ammalarci né prenderci un giorno di permesso.
Ho sgobbato all’università per laurearmi nei giusti tempi, sono riuscito subito ad accedere e a superare il biennio di abilitazione ed ancora devo chiedere i soldi a mia madre per la benzina.
Caro Beppe, non abbiamo la certezza di uno stipendio a fine mese, ci arrabattiamo tra prestiti e fidi in banca, ci aiutano i genitori.
Tuttavia non ci considerano precari a tutti gli effetti, non siamo “Schiavi Moderni”, non lavoriamo nei call center o come cottimisti: siamo docenti, non ci dobbiamo lamentare.
Eppure anche noi non possiamo accedere ai mutui per la casa né pensare di metter su famiglia.
I libri, purtroppo, non sono commestibili.
Un saluto.”
 
Francesco.
 

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